Adolescenza fra identità e alterità

L'adolescenza viene generalmente indicata come il momento della "nascita sociale"

Lug 8
Oggi molti dei nostri ragazzi fanno fatica a studiare e, come accade tante volte,  interrompono il loro percorso scolastico per cominciare a lavorare.
Questo accade perché molti vedono con interesse la possibilità di una immediata indipendenza economica, senza pensare che un maggiore grado d’istruzione possa, in prospettiva, permettergli un potenziale maggiore tenore di vita.
Molte volte però l’abbandono degli studi accade perché la Scuola non riesce ad “Interessare” il ragazzo. Non riesce cioè entrare in sintonia con lui in modo da fagli   provare quella giusta attenzione e curiosità che è necessaria per intraprendere una strada nella realizzazione degli studi.
Il ruolo dell’educatore può essere importante se viene messo nelle condizioni di seguire i ragazzi in difficoltà, in modo da limitare il più possibile il fenomeno dell’abbandono degli studi che, come ci dicono le statistiche, è in continuo aumento.

Oggi molti dei nostri ragazzi fanno fatica a studiare e, come accade tante volte,  interrompono il loro percorso scolastico per cominciare a lavorare.

Questo accade perché molti vedono con interesse la possibilità di una immediata indipendenza economica, senza pensare che un maggiore grado d’istruzione possa, in prospettiva, permettergli un potenziale maggiore tenore di vita.

Molte volte però l’abbandono degli studi accade perché la Scuola non riesce ad “Interessare” il ragazzo. Non riesce cioè entrare in sintonia con lui in modo da fagli   provare quella giusta attenzione e curiosità che è necessaria per intraprendere una strada nella realizzazione degli studi.

Il ruolo dell’educatore può essere importante se viene messo nelle condizioni di seguire i ragazzi in difficoltà, in modo da limitare il più possibile il fenomeno dell’abbandono degli studi che, come ci dicono le statistiche, è in continuo aumento.


Sessualità adolescenziale

Educazione sessuale è un termine generico usato per descrivere quelle forme di istruzioni circa l’anatomia sessuale umana, la riproduzione sessuale, i rapporti sessuali e tutto quel che concerne il comportamento sessuale umano; può includere anche altri aspetti della sessualità, come l’immagine corporea di sé,orientamento sessuale, gli incontri e le relazioni affettive-sentimentali.

I programmi di educazione sessuale variano anche di molto nei diversi paesi. In Francia ad esempio l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1973: le scuole sono tenute a fornire da 30 a 40 ore settimanali di educazione sessuale ed istruire sul corretto utilizzo del preservativo. In Germania l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal lontano1970; a partire dal 1992 è un dovere di legge governativo.L’educazione sessuale può essere impartita, in vari modi e con diversi effetti, da genitori, amici, assistenti sanitari, programmi scolastici appositi, gruppi religiosi, media popolari. In Italia non è mai esistito alcun tipo d’informazione né tantomeno educazione sessuale ufficiale, impartito cioè dalle istituzioni preposte all’istruzione dell’adolescente, ovvero le scuole.


Lug 7

Prevenzione Educativa nell’adolescenza

Oggi ci troviamo ad affrontare una Emergenza Educativa determinata dalla mancanza di una Mediazione Umana. Infatti, la presenza fisica e qualitativa dei genitori, ma più in generale dei familiari, risulta essere sempre più esigua. Questo comporta che il nostro intervento educativo debba basarsi su un’azione attiva caratterizzata da una relazione con l’educando, orientata verso un processo di cambiamento, nel quale si prende la parte positiva della persona stessa, trasformando i suoi limiti in potenzialità.

La nostra attività educativa deve essere volta all’ottenimento della diminuzione del disagio e della devianza sociale, con l’obiettivo di fare un intervento riparatorio del legame sociale da parte dei professionisti della educazione.

La prima azione preventiva da svolgere deve essere orientata a favorire il fatto che l’educando inizi a considerare il valore delle informazioni ricevute, imparando così a dare significato alle proprie esperienze di vita, rispetto alle quali, molte volte, non si produce un’adeguata riflessione (legittimità di esistenza della persona che ho di fronte). Ecco che il nostro intervento deve puntare al DOVER FARE (educazione e formazione) e questo si ottiene attraverso un preciso percorso educativo.

Il lavoro preventivo e globale è connesso con il contesto socio-culturale e oggi i nostri adolescenti sono immersi nel mutamento antropologico culturale della nuova modernità, dove i rischi di devianza sono in costante aumento.

I ragazzi sono portati ad assumere comportamenti omologanti, classificati come veri e propri riti, per sentirsi riconosciuti dentro il proprio gruppo di appartenenza.

Tali riti possono portare a delle conseguenze pericolose per il ragazzo, sino a divenire ad accettare di acquisire condotte autodistruttive, come l’assunzione di droghe o la partecipazione in gang delinquenziali. E’ proprio cui che deve arrivare il nostro intervento preventivo e non solo: dobbiamo anche promuovere, attraverso una capillare informazione pubblicitaria e scolastica, i rischi che queste situazioni causano all’educando.

Il concetto di prevenzione oggi fa riferimento all’idea di un’educazione continua, in cui la nostra azione deve portare ad esaltare, in base alle situazioni ed al contesto socio culturale in cui ci troviamo ad operare, certi valori a scapito di altri. 

A tale proposito è importante ricordare quanto affermava Don Bosco in riferimento alla Peer Education(educazione tra pari),arrivata in italia negli anni 90 dopo 30 anni dalla sua scoperta negli Stati Uniti: La Peer Education da sola non basta, in quanto è necessario dare ai nostri ragazzi qualcosa di nuovo per poter disporre delle alternative ed un nuovo ambiente - contesto socio culturale.

Fonte: Dalla lezione di metodologia preventiva del professore Loris Benvenuti del libro DI METODOLOGIA PREVENTIVA DI SARA AMALIA ROSSETTI, CAROCCI,2009,della pagina 70 alla pagina 80


Giu 24

L’ importanza della “separazione-individuazione” nell’adolescenza.


Quando una famiglia inizia a scoprire che il proprio figlio entra nella fase adolescenziale si trova a dover affrontare una criticità che le richiede una ristrutturazione interna faticosa e complessa. Ristrutturazione che deve avvenire a molti livelli e che richiede un particolare sforzo, non solo per ripristinare una certa funzionalità familiare, ma anche perché ciò avvenga nel minor tempo possibile. 

L’adolescenza, comporta un progressivo cambiamento fisico e psichico, una graduale percezione della realtà, una incessante sete di autonomia ed una continua ricerca di un’identità: un grosso carico che, inevitabilmente, ricade sulla famiglia. Essa deve assumersi, in modo quasi esclusivo, il peso emotivo e relazionale  che diventa sempre più oneroso sul piano psicologico con l’intensificarsi della fase evolutiva in questione. 

In questa fase è importante che la famiglia sia accompagnata nell’accettazione dei repentini mutamenti del figlio adolescente, nella ricerca delle informazioni relative all’adolescenza e nell’aiutarla a prefigurarsi eventuali necessità future del ragazzo che insorgeranno e che richiedono un’organizzazione familiare specifica ed un cambiamento considerevole nelle relazioni familiari.

Questo richiede una maturità interna e un equilibrio non sempre facile da raggiungere. I genitori sono particolarmente disturbati nel riscontrare che le modalità relazionali da loro utilizzate prima dell’età adolescenziale devono essere inevitabilmente modificate in funzione dei nuovi e diversificati bisogni del proprio figlio. Alcuni conflitti connessi al passato di queste famiglie possono emergere proprio per l’elevato stress a cui sono sottoposte.

Solo i familiari che riescono ad adattare la propria modalità interattiva alle mutate caratteristiche del giovane mantengono un livello di soddisfazione relazionale discreto. Quelli che, viceversa, non adeguano le proprie modalità comportamentali al decorso di tale fase evolutiva, sono più in difficoltà ad espletare i compiti di vicinanza  necessari.

 Per essere più preciso, la famiglia e i membri che la  compongono si influenzano e si condizionano reciprocamente, in un rapporto di interdipendenza, creando un continuum relazionale.


Giu 17

Disturbi Alimentare nell’adolescenza: Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa

L’adolescenza rappresenta una fase  critica della vita dell’individuo: da una parte incalzano le preoccupazioni, gli ideali e le ansietà, dall’ altra inizia il confronto  con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale.

La maggior parte degli adolescenti attraversa questo periodo senza grossi problemi e solo il 21% presenta segni di stress anomalo.

  1. Il corpo è il grande protagonista, con le sue trasformazioni e l’irrompere della sessualità. 
  2. I disturbi del comportamento alimentare rappresentano proprio un agito sul proprio corpo, una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale,veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico.
  3. Nella patologia del comportamento alimentare il cibo  viene svuotato della sua funzione di nutrire, crescere  per diventare oggetto di rifiuto ostinato ed espressione di conflitti e tensioni familiari.  
  4. Ad accrescere  questa situazione conflittuale subentrano spesso anche   modelli di bellezza irraggiungibile,  l’immagine corporea ideale che corrisponde ad un corpo magro, scattante, atto a mostrarsi. Spesso anche le madri sono insoddisfatte del loro aspetto fisico e in perenne lotta con la bilancia
  5. Al soggetto  magro e attraente sono associati attributi positivi, a quelli in  soprappeso attributi negativi sanciti dalla moda e dal nostro ambiente culturale occidentale che non accetta la ragazza grassa per lo più destinata ad essere solitaria e rifiutata. Ma è proprio tale pressione sociale e psicologica agente in senso inibitorio a    bloccare  il riconoscimento percettivo degli stimoli della fame.

I disturbi dell’alimentazione hanno una genesi multifattoriale: gli elementi attingono alla sfera pulsionale dell’individuo, all’ambiente ed alcuni fattori  di ordine medico che possono agire da cofattori e/o elementi scatenanti, come le malattie  endocrine o del metabolismo .

Questi quadri sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare e comprendono due categorie specifiche: Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa


Cosa significa educare???


La Crisi dell’adolescenza


Giu 8

Adolescenza e modernità……

Nella moderna società occidentale non è chiaro se un adolescente è un bambino o una giovane persona. Si direbbe, inoltre, che l’adolescenza duri sempre più a lungo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’adolescenza sarebbe il “periodo della vita dell’individuo il cui inizio coincide con la comparsa dei primissimi segni morfo-funzionali e/o psicosociali di maturazione puberale ed il cui termine sopravanza la cosiddetta età evolutiva”. Di nuovo, dopo questa oscura definizione, verrebbe da domandarsi: se esiste, quali sono i limiti dell’adolescenza?

Scorrendo libri, riviste, pubblicazioni, siti web, l’unica risposta possibile è che l’adolescenza  si sa quando inizia ma non quando ha fine, per via delle differenze individuali e delle caratteristiche della nostra società.

Cronologicamente potrebbe riguardare giovani dai 10 ai 19 anni - secondo la terminologia inglese da ten a nine-teen, in altre parole la fascia dei “teen-agers” -  oppure dai dodici ai ventidue. Ad ogni modo, non c’è assolutamente accordo quando possa considerarsi conclusa


Giu 4

CONOSCENZA DELLA SESSUALITÀ NELL’ADOLESCENZA


Maggio 30

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