Adolescenza fra identità e alterità

L'adolescenza viene generalmente indicata come il momento della "nascita sociale"

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Maggio 14

Adolescenti e stereotipi televisivi

I mass media e l’amplificazione del disagio giovanile

Leggendo i giornali e seguendo le trasmissioni ci si imbatte sempre più spesso in notizie di cronaca nera riguardanti gli adolescenti e i giovani.

In realtà è l’amplificazione di queste notizie a dare l’ingannevole impressione che si tratti di episodi così diffusi, e che ci si debba preparare ad un’ondata inarrestabile di comportamenti devianti. Queste notizie, del resto, sono in genere riportate con grande enfasi e contornate da lunghe speculazioni sul disagio giovanile e sulle colpe di società e famiglie.

Ad occuparsi di questi temi in televisione è, da qualche tempo, una nuova figura: lo “Psichiatra Televisivo”. L’immagine che emerge dai numerosi dibattiti televisivi è quella di una gioventù allo sbando, un’immagine, insomma, negativa e senza speranza.

Questa immagine negativa è, in realtà, diversa rispetto a quella che si ricava dalla vita quotidiana e soprattutto rispetto a quella fornita dalle ricerche di chi davvero continua a studiare il mondo adolescenziale.

Gli studiosi dell’adolescenza, infatti, concordano nel rifiutare la povertà e la stereotipia di una raffigurazione dell’adolescenza come “storm and stress”. L’immagine che essi ne danno è di un periodo di profonda ristrutturazione ma non di necessarie tragedie.

Tracciando dell’adolescenza un quadro disperato, gli “Psichiatri Televisivi”, non fanno che alimentare una rappresentazione sociale negativa di questa età, che si ritorce contro gli adolescenti stessi.

Lo scandalismo e la generica attribuzione a tutti gli adolescenti dei comportamenti devianti di un’esigua parte di loro hanno l’unico esito di danneggiare i ragazzi. L’allarmismo televisivo ha così l’effetto paradossale di ritorcersi contro quegli adolescenti che si vorrebbero tutelare.


Apr 25

Adolescenza e nascita sociale

Cosa significa questa definizione?

La dimensione sociale implica l’allargamento del raggio d’azione del soggetto in formazione(qual è l’adolescente):essa produce la fuoriuscita dei legami vincolanti(e a volte anche oppressivi),ma profondamente rassicuranti della famiglia,e induce una conseguente spinta a sperimentarsi su terreni non conosciuti e non sempre amichevoli.

Da questo punto de vista l’adolescenza si configura come il momento della vita in cui si costruisce la base delle modalità di relazione sociale,in cui si comincia a fare conti con regole e meccanismi che costringono a crescere e a scegliere spesso in solitudine.

Dall’altro lato,l’adolescenza incrocia la società civile e cioè il vivere collettivo organizzato in senso debole,sulla base di scelte e vincoli volontari e non coercitivi,che costituisce l’insieme di quei luoghi e di quelle aggregazioni in cui viviamo.

Ma e proprio con queste due polarità che l’adolescente deve confrontarsi ed è costretto a fare conti,cioè deve comprendere,oppure subire e,in ogni caso,utilizzare per la sua crescita.

Fonte:Libro di Carmen Betti “Adolescenti e società complessa”dalla pagina 15 alla pagina 20,argomento trattato da uno degli autori partecipanti Antonio Genovese.